domenica 8 giugno 2014

Quella strana voglia di muffin

Vi avevo parlato qui di come in questo periodo abbiamo partecipato a varie chiusure di situazioni, che poi si riprenderanno a settembre, quando l'estate sarà ormai sul finire.
Proprio domenica scorsa abbiamo "fatto giornata", come si suol dire, perchè siamo stati impegnati in due situazioni diverse, sia in mattinata con relativo pranzo, sia nel tardo pomeriggio con relativa cena. Giornata impegnativa e stancante ma intessuta di bei momenti fatti di persone, di dialoghi, di sguardi, di condvisione.
E come sempre ho pensato di preparare qualcosa per i miei famigliari intolleranti. Vuoi che rimangano senza dolce mentre tutti gli altri concludono degnamente un pasto nel modo più goloso possibile? Non sia mai! Ma questa volta, invece di fare la solità torta, avevo voglia di fare dei muffin, che era da tanto che non preparavo, così buoni ma altrettanto pratici e comodi.
E muffin sia.

VEG MUFFIN CON COCCO E GOCCE DI CIOCCOLATO (senza uova nè latticini)

Ingredienti per circa 18 muffin:

300 gr. di farina bianca 00
150 gr. di zucchero di canna
100 gr. di olio di semi di mais spremuto a freddo
1 bicchiere e ½ di latte di riso
3 cucchiai rasi di amido di mais (maizena)
3 cucchiai di cocco grattuggiato
3 cucchiai di gocce di cioccolato fondente
1 cucchiaino di bicarbonato di sodio + 1 cucchiaino di aceto di mele (in alternativa, una bustina di lievito per dolci)

Unire in una ciotola tutti gli ingredienti, a cominciare da quelli liquidi, e amalgamare il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. Versare il composto all'interno di pirottini dentro ad una teglia per muffin e cuocere in forno caldo a 180° per 30 minuti. Verificare la cottura con uno stecchino e lasciarli raffreddare su una gratella.

La base di questa ricetta la si può utilizzare anche per altre numerose varianti: al posto del cocco e delle gocce di cioccolato, infatti, potrere mettere della marmellata, della crema di nocciole, della frutta candita, della granella di frutta secca e tutto quanto la vostra fantasia vi suggerisce. Meglio di così ....







venerdì 6 giugno 2014

Un colore nuovo nel piatto

Avrei voluto scrivere questo post un paio di settimane fa, ma non ci sono riuscita. Mi sono resa conto di essere stata assente dal blog per un pò di giorni, proprio perchè sono stati giorni intensi e impegnativi. Tra la fine di maggio e i primi di giugno ci sono sempre tutte le chiusure di fine anno: del judo, della catechesi, degli scout, del gruppo famiglia ... Sempre momenti molto belli, perchè ricchi di festa e di relazioni, ma questo impegna parecchio perchè magari coinvolge l'intera giornata o quasi, e inoltre perchè bisogna sempre preparare qualcosa di culinario. Quest'ultima cosa a me non dispiace affatto, anzi, ma tutto l'insieme mi ha portato via un bel pò di tempo.
Nel frattempo la natura segue il suo corso e sta a guardarci in tutti i nostri affanni mentre lei, lenta ma inesorabile, produce i suoi frutti che ci dona con amore.

 












E anche quest'anno, finalmente, è arrivato il tempo di preparare un nuovo pesto. Attendo sempre questo periodo estivo dell'anno nel quale, grazie all'abbondante produzione di basilico nei miei 9 vasi, posso condire la pasta con il tanto amato pesto che non posso acquistare già pronto perchè tra gli ingredienti è presente il parmigiano reggiano (o grana padano), bandito in casa nostra.
Ma non c'è problema, a tutto si può trovare un rimedio ... ed ecco quindi il pesto di casa nostra.
Devo però fare una nota relativa alla preparazione di questo condimento: non riesco ad indicare le dosi precise perchè lo faccio tutto "ad occhio" (come spesso faccio in cucina).

E quindi occorrono:

un bello scolapasta pieno di foglie di basilico
un paio di manciate di pinoli (oppure utilizzo i gherigli di circa 10-12 noci)
uno spicchio d'aglio sbucciato e senza l'anima centrale
4-5 cucchiai di pecorino romano grattuggiato
sale e olio extravergine d'oliva q.b.

In un mortaio (o in un tritatutto, se non l'avete), iniziate a pestare o tritare i pinoli con l'aglio e un pò di sale. Unite le foglie di basilico e proseguite con l'operazione, aggiungendo a filo dell'olio extravergine d'oliva, fino ad una consistenza cremosa. Unite il pecorino romano e aggiustate di sale.
Et voilà... il condimento è pronto per essere incorporato alla pasta che, nel frattempo, avevate portato a cottura.




mercoledì 4 giugno 2014

Frutta in estate, confettura per l'autunno (se resiste...)


Come ormai avrete capito mi piace molto l'argomento alimentazione, cucina, e tutto quanto ne gira intorno. In questo ultimo periodo sono abbastanza affascinata da un'altra sottocategoria di questi argomenti, cioè l'autoproduzione. Ritengo che sia una cosa utile non solo a livello economico (visti i tempi attuali nei quali viviamo) ma anche a livello di soddisfazione personale, che non guasta mai.
A motivo delle intolleranze alimentari presenti in famiglia, sono abituata a "fare in casa" ormai tante cose, ma c'è una parte di me che in questo momento storico, vuole spingersi un pò più in là, vorrebbe fare un pò di più. Certo, l'autoproduzione richiede anche un elemento importante e da non sottovalutare: il tempo a disposizione. Doversi dividere quotidianamente tra famiglia, lavoro, impegni, casa, mette a dura prova il fatto di trovare dell'altro tempo per autoprodutte il cibo o altro; in certi momenti, la confezione già pronta e ben esposta al supermercato è davvero molto invitante, diciamolo! Ma io sono convinta che, cercando di organizzarsi in modo diverso, la soddisfazione che deriva dall'aver creato una cosa da sè e, perchè no, anche dal gusto e dal sapore del prodotto finale, non abbia paragoni. Poi, di certo, non è necessario sempre autoprodurre tutto: si può iniziare a fare qualche sperimentazione e poi col tempo, magari, verrà naturale autoprodurre.
Presa da questa voglia di fare, vi voglio recensire un piccolo libretto che ho acquistato recentemente, piccolo e semplice, ma veramente carino nel modo in cui è stato pensato e scritto, e anche nello stile dell'impaginazione e dei disegni. Anche il titolo stesso ha contribuito ad attirare la mia attenzione "Conservare e addolcire il sole. Storie di marmellate, di piccoli frutti e di ricordi spalmati" di Anastasia Zanoncelli, edizioni Del Baldo.









Nei giorni scorsi avevo acquistato, tramite il GAS (gruppo di ascquisto solidale) una quantità abbondante di buonissime nespole così, traendo spunto da questo piacevole libretto, ho deciso di trasformare i frutti in deliziosa e alternativa confettura.
La ricetta e il procedimento sono semplicissimi, li potrebbe fare tranquillamente anche un bambino, per cui non ci sono scuse ... :)

1 kg di nespole
1 kg di zucchero

Pesate un chilogrammo di nespole pulite, ovvero di polpa di nespola a cui avrete tolto la scorza e i semi interni. Aggiungete a questa polpa la stessa quantità di zucchero e ponete il tutto a cuocere fino a che la confettura non avrà raggiunto la giusta consistenza (circa un'oretta). Se la volete con una consistenza più liscia, a termine cottura passatela con il frullatore ad immersione. Invasatela ancora calda riempiendo i contentitori fino all'orlo; capovolgete i vasetti per ottenere una chiusura ermetica.






tratto dalla quarta di copertina del libro:

"Ci sono mani abili che colgono i frutti maturi dai rami e li trasformano in marmellate e confetture, racchiudendo nei vasi il calore dell'estate per riassaporarlo poco a poco nei momenti di dolcezza di cui tutti abbiamo bisogno".



venerdì 23 maggio 2014

Maggio, il mese delle torte .....

.... ehm, volevo dire delle rose. Da che mondo è mondo maggio è davvero il mese delle rose. Mai come in questo periodo si vedono sbocciare così tanti boccioli di questo meraviglioso fiore. Ne esistono di innumerevoli specie e colori, e addirittura ad alcuni colori corrisponde un significato, secondo il linguaggio dei fiori. Mi è sembrato quindi il periodo perfetto per sperimentare un dolce che non ho mai assaggiato, non ho mai fatto ma che da molto tempo avevo voglia di provare, perchè nel mio immaginario l'avevo classificato come bello esteticamente e ottimo al palato.
E devo dire che il mio immaginario non è stato per niente deluso, anzi questa occasione mi ha dato spunti per prossime sperimentazioni.
Ma veniamo alla ricetta: ovviamente mi stavo riferendo alla

TORTA DI ROSE (versione vegana)

Ingredienti per la torta:

300 gr. di farina bianca 00
75 gr. di zucchero di canna chiaro
80 gr. di lievito madre rinfrescato
1 pizzico di sale
150 gr. di latte di soia
50 gr. di olio di mais spremuto a freddo
la buccia di un limone biologico

Per il ripieno:

150 gr. di margarina vegetale, 150 di zucchero di canna chiaro

Per prima cosa sciogliete il lievito madre con il latte di soia tiepido e due cucchiaini di zucchero. A parte mescolate la farina, il sale, lo zucchero rimasto e la buccia grattuggiata del limone. Aggiungete il composto di lievito madre e latte di soia e infine unite l'olio di mais. Impastate bene tutti gli ingredienti fino a formare un bel panetto morbido. Se l'impasto dovesse risultare troppo umido e appiccicoso, all'occorrenza, aggiungete 1 o 2 cucchiai di farina. Fate un taglio a croce sul panetto e lasciatelo riposare coperto con un panno, per circa 4 ore. Trascorso tale tempo potete iniziare a preparare la crema per farcire il torta, lavorando la margarina a pezzetti con lo zucchero, fino ad ottenere una crema omogenea. Riprendete l'impasto e stendetelo con il mattarello ottenendo così un rettangolo dello spessore di pochi millimetri.


Ora spalmate la crema sull'impasto steso


e poi chiudetelo, arrotolandolo su sè stesso, dal lato più lungo.





Dopo aver ottenuto un bel "serpentone", tagliatelo a rondelle di circa 4 cm. ciascuna.





Disponete ogni "rosa" in una teglia rotonda rivestita da carta forno, tenendole distanziate l'una dall'altra,


e lasciatele lievitare coperte ancora per circa 4 ore. Alla fine della lievitazione le "rose" risulteranno tutte unite. 



A questo punto cuocete la torta in forno già caldo a 175° per 25-30 minuti.


A piacere potete spolverizzare con zucchero a velo.
















mercoledì 21 maggio 2014

Un editoriale da 10 e lode

Questa mattina, dopo aver accompagnato i bambini a scuola ed asilo, mentre tornavo a casa in macchina avevo la radio accesa. In particolare stavo ascoltando il commento alla stampa del giorno e mi è piaciuto molto l'editoriale scritto oggi sul quotidiano La Stampa da Mario Calabresi, figlio del commissario Calabresi, ucciso nel 1972 da un commando del terrorismo di sinistra.
Tratta della questione degli immigrati, tema oggi più che mai attuale e di diffile trattazione. Ma le sue parole mi hanno ancora una volta confermato quanto sia necessario cambiare modo di pensare, cambiare atteggiamento, rendendolo semplicemente più umano.
Ho pensato di riportare l'editoriale completo, afifnchè possa essere, per chi passa di qua, fonte di riflessione.

Un ponte di cui essere orgogliosi

di Mario Calabresi

Parlare di immigrati ormai è diventato difficilissimo, nessuno ha più pazienza d’ascoltare, i più moderati restano in silenzio, gli altri o invitano a rispedire ogni barca a destinazione o a girare la testa dall’altra parte quando fanno naufragio.
La questione è trattata solo in termini economici: prima ci si preoccupa dei costi di salvataggio e accoglienza, poi della minaccia che rappresentano per la sicurezza o per il nostro già disastrato mercato del lavoro. Inutile cercare di discutere razionalmente, guardare i numeri che mostrano che sono molti di più quelli che si stabiliscono in Germania, in Francia o in Svezia. Noi siamo terra di passaggio non meta finale.
Poi leggi il racconto di quella madre che è riuscita a tenere a galla per un’ora il figlio di otto anni, prima di morire all’arrivo dei soccorsi, e senti che qualcosa non funziona più, dentro e fuori di noi. Guardi la foto qui accanto e scopri che su questa barca verde e rossa alla deriva ci sono 133 bambini, che ieri sera sono stati asciugati, rifocillati e hanno dormito sotto una coperta grazie alla Marina Militare italiana che li ha salvati. Sono siriani, in fuga dalla guerra con i loro genitori.
L’operazione Mare Nostrum ne ha salvati 30 mila da ottobre a oggi. Per molti è una colpa, un ponte che andrebbe ritirato al più presto. Ma forse è anche l’unica mano che tendiamo verso una serie di conflitti che non vogliamo vedere.
Il nostro sport nazionale è ripetere ad alta voce che l’Italia fa schifo, che non c’è niente da difendere, che siamo perduti. E se il nostro riscatto stesse nel riscoprire che siamo capaci di umanità? Mi attirerò una bella dose di critiche, ma ho voglia di dire che sono orgoglioso di appartenere a una nazione che manda i militari a salvare le famiglie e non a sparargli addosso.

lunedì 19 maggio 2014

Il senso della vita

In questi giorni mi sono fatta spesso questa domanda: "qual'è il senso della vita?". Sono stata interrogata proprio da un evento spiacevole e doloroso avvenuto venerdì scorso. Un ragazzo, di soli 39 anni, i cui genitori abitano vicino a noi, si è tolto la vita. La voce ha iniziato a correre veloce nel quartiere e nel paese intero. Era un ragazzo più o meno conosciuto da tutti, e tutti non si capacitano del perchè di tale gesto. Ecco perchè ho pensato tanto al senso della vita: perchè la vita ha un senso, non può e non deve venire annullata in un modo così drastico, senza cercare di trovarne appunto un senso che le dia valore. Nella giornata di oggi, prima partecipando alla Santa Messa e poi andando a fare visita al defunto, ho avuto degli stimoli che mi hanno portato a fare un paio di riflessioni, che ho deciso di condividere.
La prima è di carattere educativo. Senza voler dare nessun tipo di giudizio, mi viene da pensare che oggi i ragazzi, sin da bambini, vengono cresciuti cercando di evitare loro qualsiasi esperienza di fatica o di sofferenza. Già da piccoli i genitori, spesso, si sostituiscono ai bambini in tantissime situazioni oppure cercano di proteggerli, quasi tenendoli sotto una campana di vetro, per evitare loro cadute, ferite, delusioni, sconfitte. I bambini del giorno d'oggi non sono più abituati nemmeno a giocare all'aperto, tra di loro, con tutte le situazioni di baruffa che si possono eventualmente creare, che il giorno dopo non sono più nemmeno nella loro memoria, ma che intanto li hanno rafforzati. Il relazionarsi sempre più spesso con videogiochi e televisione o comunque con situazioni virtuali o non reali, non consente più loro di fare esperienze concrete, tangibili. E da adulti, alla prima difficoltà, non riescono ad affrontarla, neppure se sono attorniati da affetti e amicizie. Ovviamente, non è per tutti così, ma il rischio che si potrebbe correre educando le nuove generazioni nella bambagia, può portare proprio a questa enorme fatica nell'affrontare la vita.
Ho sentito una sua zia che diceva: "Non gli mancava niente, i suoi genitori gli hanno sempre dato tutto". Ecco, è proprio questa frase che mi ha un pò spaventata. Molto spesso i giovani d'oggi hanno tutto, ma senza che questo sia stato guadagnato da loro stessi. In questo modo non riescono a sperimentare che la vita è fatta anche di sacrifici, che a volte non si può avere tutto oppure che la vita  può essere serena e felice anche se non si basa tutto sull'avere.
La seconda riflessione, invece, è di carattere religioso. Proprio il Vangelo di oggi indicava Gesù come la via, la verità e la vita. Sono tre elementi fondanti della vita umana e tutti e tre si intrecciano tra di loro in modo inequivocabile. Tutti noi abbiamo bisogno di una via da seguire, una via che ci indica la strada, come un sentiero di montagna già segnato che ci permette di non perderci. E abbiamo bisogno anche di verità. Le menzogne non ci servono proprio a niente e non ci portano da nessuna parte; ma solo una Parola vera che ci forma, e appunto ci indica la strada, può portarci ad una vita vera. Qualunque sia la situazione, la difficoltà, la preoccupazione che stiamo vivendo.

In queste situzioni, soffro veramente tanto pensando al dolore dei genitori e dei familiari. Quanti giovani, attraverso questi gesti estremi, pensano forse di terminare ogni loro sofferenza. Ma purtroppo non pensano a quanta ne lasciano in chi gli ha voluto bene o ha condiviso con loro un pezzo di strada.
Ogni volta però mi aggrappo alla speranza cristiana che Dio, proprio perchè è un Padre misericordioso e consolatore, non permette croci più grandi di quanto siamo in grado di sopportarne il peso. Anche questo può servire a dare un senso alle vite, distrutte e sanguinanti, soprattutto dei genitori.

Ciao Omar ...

venerdì 16 maggio 2014

La semplicità nella vita e in cucina

Oggi è una giornata di quelle che corrono frenetiche e nella quale io devo fare altrettanto, se voglio starle dietro. Ma è anche una giornata speciale perchè il nostro primo figlio parte, con il suo gruppo di catechesi, per una tre giorni ad Assisi. Adoro quel posto e poi, per la nostra famiglia, ha un significato tutto speciale. Ci siamo andati insieme quando lui aveva solo tre anni ed è stato per noi un viaggio che ci ha toccato in modo particolare. Non a caso, ai due figli successivi abbiamo dato il nome dei due Santi di Assisi. Sono quindi molto contenta che questo bel gruppo di ragazzi e ragazze pre-adolescenti faccia un esperienza forte in un posto così carismatico.
Ma torniamo a noi: si, perchè a seguito delle premesse iniziali, oggi non ho pranzato. Sono arrivata a casa del lavoro alle 13,30 e, dopo aver salutato i due più piccoli che erano a mangiare dalla nonna (le sante nonne che ci sono sempre laddove noi non arriviamo!), l'ho accompagnato al ritrovo per la partenza. Alla fine di tutti questi giri, sono rientrata in casa affamata ma con nessuna voglia di mettermi a cucinare. Ecco allora che, se ci si riesce ad organizzare prima, ci vengono in soccorso "i bentornati". Mi piace molto utilizzare questa parola, così bella e gentile, per indicare gli avanzi del giorno prima, che a volte sono davvero risolutori.
Il giorno prima, infatti, siccome avevo il forno già acceso per cucinare un dolce, ho pensato che preparare anche una torta salata poteva essere una buona idea. Chi mi conosce sa che le adoro, per la loro bontà e praticità, perchè mi piace prepararne l'impasto e perchè le mie non sono mai uguali: tutto dipende da cosa staziona nel frigorifero o in dispensa. E ieri, a mia disposizione, avevo un pezzetto di gorgonzola di bufala e delle belle zucchine, per le quali finalmente è iniziata la loro stagione.
Nella mia mente la torta era già pronta. Ho dovuto solo accendere il forno e, nel frattempo, confezionarla.

INGREDIENTI

Per la pasta brisée:

300 gr. di farina semi integrale (oppure 150 di farina bianca e 150 di farina integrale)
100 gr. di acqua
60 gr. di olio extra vergine d'oliva
Sale q.b.
Semi di sesamo (facoltativo)

Per il ripieno:

2 zucchine
un pezzo a piacere di gorgonzola di bufala (o di altro tipo)
2 uova
sale q.b.
Aglio
olio extra vergine d'oliva

Unire in una ciotola tutti gli ingredienti per la pasta brisée ed iniziare ad amalgamarli insieme creando un impasto morbido, ma sodo e non appiccicoso. Coprire con un telo e lasciarlo riposare il tempo necessario per preparare il ripieno. Quindi, in una padella far rosolare l'aglio nell'olio finchè il suo piacevole profumo avvolge la cucina, poi unire le zucchine precedentemente lavate e tagliate a fette rotonde. Aggiustare di sale e lasciar cuocere per circa una decina di minuti, finchè diventeranno morbide ma ancora leggermente croccanti. Quando si saranno raffreddate, unirle alle uova leggermente sbattute (tenetene da parte un cucchiaio) e al gorgonzola tagliato a pezzetti.
Riprendere la pasta brisée e stenderla con un mattarello infarinato in due cerchi, uno più grande dell'altro. Foderare una teglia con carta forno, adagiare il disco di pasta brisée più grande bucherellandolo con una forchetta, inserire il ripieno e chiudere con il disco di pasta più piccolo. Spennellare la superficie della torta con l'uovo tenuto da parte. A piacere si possono spargere sulla torta dei semi di sesamo. Cuocere in forno già caldo a 180° per 40 minuti



Ricetta semplice semplice ma molto gustosa. Mi piace associarla proprio alla semplicità francescana.

Nella nostra sala non mancano
i due semplici ma grandi Santi di Assisi